fbpx

Brasile

Oggi lo so: sono le difficoltà, gli errori e anche i fallimenti che ci aiutano ad essere delle persone migliori, giorno dopo giorno. Certo, spesso serve una mano salda a cui aggrapparsi, perché il rischio di perdersi è enorme.

Io ho rischiato grosso, a Itaobim, la cittadina disgraziata dove sono cresciuto: ero solo un ragazzino e già passavo le giornate per strada. Ci interessava solo trovare un modo – qualsiasi modo – per avere due soldi in tasca e poter fare ciò che volevamo.

Per me e per gli altri perdigiorno del mio gruppo la scuola non era un’opzione e il destino sembrava già tracciato, identico a quello dei nostri padri, delle nostre madri e dei nostri fratelli maggiori.

Poi si sparse la voce che avevano aperto un laboratorio di percussioni dove tutti potevano andare a fare musica, cantare, ballare. Quando misi piede per la prima volta alla Casa della Gioventù della Comunità Papa Giovanni XXIII, ancora non sapevo che potevo decidere cosa fare del mio futuro, e che quelle persone mi avrebbero aiutato.

Ogni giorno qualcuno in più si aggiungeva al gruppo, chi attirato dalle attività, chi dall’opportunità di tornarsene a casa a pancia piena. Maschi e femmine, di tutte le età. Alcuni ce l’hanno fatta, moltissimi altri sono stati risucchiati da quel che avevamo intorno, e che ancora governa Itaobim: il traffico di droga, la prostituzione, la rassegnazione che viene da una vita di stenti, dal non avere nemmeno da mangiare.

Ho smesso di contare quelli che sono morti, ma li ricordo uno per uno e piango ogni giorno per la loro vita buttata via, per le loro famiglie. Con la grazia di Dio io non ho mai smesso di sognare.

Per me è stato decisivo il corso professionale per diventare parrucchiere, organizzato dalla Casa della Gioventù. Non si è trattato solo di imparare a tagliare barba e capelli: mi hanno insegnato a prendere in mano la mia vita, a darmi delle regole, ad essere determinato. A comprendere il progetto che Dio ha su di me, Carlos, nato a Itaobim ma senza che questo rappresentasse una condanna.

Dopo il corso avevo bisogno del capitale per iniziare. Ho lavorato in una fabbrica di canna da zucchero nello Stato di San Paolo: il salario era ingiusto, non avevamo nessun diritto. Appena ho potuto sono tornato a casa e mi sono dato da fare per aprire il mio negozio, uno spazio in cui fare un lavoro onesto e rispettato, che mi permettesse di aiutare i miei genitori e di essere un marito e padre responsabile.

Ogni volta che posso raggiungo le aree rurali della città per tagliare i capelli dei bambini che non potrebbero mai permettersi di andare dal parrucchiere.

Cerco di mettere in pratica quel che mi ha sempre detto Lia, che ha tirato grandi me e centinaia di altri ragazzini della Casa della Gioventù: “dê de graça aquilo que você recebeu de graça”. Dai via gratis quel che tu hai ricevuto gratis. Restituisci gratuitamente quel che tu hai ricevuto per grazia.

A Carlos abbiamo donato qualcosa di grande: il saper fare.
Aiutaci a costruire insieme alle persone che incontriamo una strada verso un futuro sereno.

Leggi le altre storie

Valdirene

Imparare a vivere 
Dicevano fosse schizofrenica, sorda e cieca, ma stava solo morendo per mancanza di amore e di qualcuno che si prendesse cura di lei.

Carol

La mia vita, senza me
Ho lasciato da parte me stessa, mi sono annullata. Poi ho conosciuto un mondo dove si predicano l’amore e l’altruismo, e sono tornata ad essere io

Jorge

Un giorno per ricominciare
Da quando abbiamo mangiato insieme, ha trovato il coraggio per lasciarsi alle spalle la peggior compagna di vita.