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Italia

Gianni era un delinquente e un alcolizzato.
Una vita per strada, in compagnia di altri delinquenti. Bevevano molto, per non sentire il freddo e per non pensare. Whisky, vino, qualunque cosa pur di stordirsi e non cedere alla disperazione, pur di dimenticare quel senso di inutilità e noia, pur di far passare le giornate infinite, sempre uguali, trascorse a pensare a come sopravvivere il giorno successivo.

Perché in strada è questo che devi fare: far passare il tempo e fare in modo di risvegliarti il giorno dopo.

Una rapina finita male, qualche anno di carcere e una volta fuori ricominciava tutto da capo. I pochi soldi racimolati li perdeva nel gioco d’azzardo o nell’illusione di un cartoncino che, se grattato con la sufficiente dose di fortuna, avrebbe potuto far finire l’incubo della povertà. E a lungo andare quella vita l’aveva consumato: gli anni erano passati e il corpo si era indebolito.

Anche se cercava di mascherarlo facendo il duro, dentro era solo e fragile.

L’abbiamo incontrato una sera, vicino alla stazione, e l’abbiamo portato a casa con noi. Gianni è morto la sera della vigilia di Natale. Siamo andati con lui all’ospedale e non l’abbiamo mai lasciato solo.

Siamo stati con lui fino alla fine, come farebbe un papà, un figlio, un fratello. Gianni ha vissuto da solo per tutta la vita, ma quando ci ha lasciato era circondato dalla sua famiglia. Perché è questo quello che siamo. Le nostre vite si incrociano, e non si lasciano più.
Gli ultimi, i poveri, chi dorme per strada nell’indifferenza è nostro fratello, è mio fratello. Ha un posto riservato e speciale alla nostra tavola e nella nostra famiglia.

P.S.
Ti raccontiamo le storie vere delle persone che vivono con noi.
Per tutelarle, le foto non rappresentano necessariamente le persone descritte e i nomi sono di fantasia.

Ogni sera in strada c’è qualcuno in cerca di aiuto. Il tuo sostegno è fondamentale.
La tua donazione diventa pasto caldo ogni giorno, casa, diventa l’opportunità concreta di tornare a vivere.

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