Sediamo a tavola con chi soffre


Chi è solo, emarginato e povero non è un estraneo, ma nostro fratello: gli italiani che vivono in strada, i profughi che fuggono da guerra e povertà, i bambini che rischiano di morire di fame.

A ciascuno di loro vogliamo restituire la possibilità di costruire un’esistenza dignitosa per sé stessi, per le loro famiglie e per la nostra società, diventando una risorsa vitale.


Il cibo è solo il primo passo

Cerchiamo di prenderci cura delle persone che accogliamo offrendo un supporto concreto:

  • assistenza alimentare e sanitaria;
  • accoglienza in un contesto famigliare;
  • educazione scolastica;
  • formazione professionale;
  • progetti di micro-credito e di autonomia abitativa.

Alla base c’è sempre la condivisione diretta di vita: accogliamo chi soffre con il calore che solo una famiglia sa dare. Solo sentendosi scelti e amati è possibile riacquistare la fiducia nelle proprie capacità e gli strumenti per costruire il proprio futuro.


Rimuoviamo le cause dell’ingiustizia

Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, diceva: “non possiamo limitarci a soccorrere le vittime di questa società: dobbiamo spingerci oltre, fino ad impedire alla società di continuare a fare vittime”.

Ecco perché cerchiamo non solo di dare una risposta concreta ai bisogni di chi soffre, ma di eliminare alla radice le cause che provocano emarginazione e ingiustizia.

Per questo stesso motivo, dal 2006 la Comunità siede al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite come membro consultivo, per dare voce ai poveri del mondo là dove vengono prese le decisioni più importanti.

 

Il cambiamento nasce da tutti noi: ciascuno può farne parte, ogni giorno.


 

 

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