Adriana

Italia | Tutte le mie cose dentro una borsa

Quando vivevo in Romania non sapevo nemmeno il “Padre Nostro”. Adesso invece ho imparato tutte le preghiere, perché in Italia Dio c’è e io l’ho incontrato e avevo bisogno delle parole giuste per ringraziarlo.
Mia madre ha sbagliato tanto, appena vedeva la luce dell’alba si attaccava alla bottiglia. Però non importa, è sempre la mia mamma, il mio fiore. Di lei mi rimane l’immaginetta che i miei fratelli hanno stampato quando è morta, che è la cosa più preziosa che ho.

Anche i miei fratelli hanno sbagliato, pensavano di fare di me quello che volevano, ma io sono stata più furba di loro. Sono sempre stata più furba di tutti gli uomini che ho incontrato nella mia vita.
Quando la mia mamma è morta sono scappata. Ho attraversato le dogane a piedi, sui monti, insieme ad altre donne come me. La macchina che ci accompagnava ci scaricava e poi ci aspettava dall’altra parte per proseguire il viaggio.

Ero magra come un chiodo, ho fatto la fame da giovane, anche se adesso non si direbbe.
 

Ma poi chi ce l’aveva, la voglia di mangiare, con quella vita tremenda che facevo avevo lo stomaco duro come un sasso. Anche se avessi avuto del cibo buono, lo avrei dato a qualcun altro.


A Roma vivevo in un albergo insieme ad altre ragazze. Erano altri tempi. Ogni tanto facevamo anche dei lavoretti regolari, ma non eravamo libere. Dovevamo rendere conto ad una padrona.
Ad un certo punto ho conosciuto un uomo che si è innamorato di me. Mi ha portata via, al nord. Mi ha presa in casa con lui. L’ho curato fino a quando è morto di crepacuore.
Mi aveva intestato la casa ma io non avevo di che pagare il mutuo e la banca se l’è ripresa. Ho ancora le chiavi della porta ma non ci posso più tornare. Sono finita a vivere in strada.
 

Tenevo tutte le mie cose dentro una borsa. La usavo come cuscino, così non me la potevano rubare mentre dormivo. Mi lavavo nei bagni pubblici ma non riuscivo a rimanere pulita.
 


Il mio orizzonte è sempre stato ristretto. In Romania stavo chiusa in casa con mia madre, poi ho iniziato a spostarmi da un luogo all’altro, ma senza essere io a decidere dove andare, senza mai trovare il mio posto.
Non so parlare bene né l’italiano né il rumeno, ma adesso so tutte le preghiere. Adesso ho trovato la luce. La gente della Papa Giovanni è la mia luce, perché mi hanno tirata via dalla strada – e non per interesse, eh! Perché mi hanno voluto bene da subito. E mi vogliono bene anche tutte le persone che ho conosciuto dopo. Anche i bambini. Loro si addormentano in braccio a me perché sentono il morbido.


Ora sto bene perché riesco a parlare di me. Tenere tutto dentro fa male. Le cose che ti tieni dentro possono anche ammazzarti.
 

Qui adesso è casa mia. Ho un armadio dove tenere i vestiti, la spazzola, le creme. Sul comodino tengo i libri e Maria. Prima non lo sapevo, ma è stata lei che mi ha sempre protetta. Adesso nella borsa metto solo quello che mi serve per uscire.

 

Sono tante le donne che, come Adriana prima che la sua vita cambiasse, vivono con tutte le loro cose in una borsa.
Aiutaci a farle sentire amate, a restituire loro un luogo dove vivere e il senso della propria esistenza.

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