Agnes

Madre di innumerevoli figli

La conosciamo bene, Agnes. È una figura di donna meravigliosa: alta e sottile, vestita come vuole la tradizione zambiana con un citenghe attorno ai fianchi e il citambala in testa; è anziana, ma ancora dritta come una canna da zucchero, e conserva il bel portamento tipico di chi ha imparato presto a trasportare i pesi in equilibrio sulla testa. È stata madre di innumerevoli figli – ne ha partoriti nove, ma ne ha cresciuti molti di più, tutti quelli che la vita le ha portato.

La conosciamo da molto tempo, da quando i giovani uomini e donne di casa sono morti uno dopo l’altro falcidiati dall’AIDS, e lei si è trovata con una schiera di nipoti da crescere ma senza i mezzi per farlo. Mancava tutto. Il cibo. Un’abitazione degna di questo nome. La scuola, le cure mediche, le scarpe con cui camminare nella polvere del compound. C’erano solo un’esistenza da reinventare e troppe bocche da sfamare.

Agnes e suo marito sono analfabeti e non hanno mai avuto un lavoro; l’unica loro attività era costituita dal riciclo di contenitori, bottiglie e taniche di plastica, che recuperavano nelle discariche di Ndola per poi lavarli e appenderli agli alberi del cortile, come in una bancarella. I guadagni erano miseri e con quelli bisognava far fronte a tutte le spese. Impossibile, con una casa piena di bambini. Quel che arrivava in tavola invece dipendeva dall’agricoltura di sussistenza: un piccolo campo coltivato ad arachidi, patate dolci e manioca. Non abbastanza per riempire la pancia.

La fame spinse Gift ed Anthony, due tra i nipoti di Agnes, a cercare una sorte migliore nella vita di strada, perché sotto il tetto malandato dei nonni non valeva la pena rimanere. Li abbiamo incontrati nel centro della cittadina di Ndola, erano poco più che bambini, dormivano sotto i banchi di legno del mercato e durante il giorno vendevano frittelle oppure facevano i galoppini per pochi soldi. Ci è voluto del tempo per convincerli a lasciare quella vita certo misera, ma libera da ogni regola, e ad entrare a far parte della grande famiglia di Cicetekelo. E ci è voluto ancora più tempo perché Gift ed Anthony ci raccontassero la loro storia e ci portassero, infine, a conoscere Agnes.

È impossibile dimenticare quella volta: i ragazzini con gli occhi fissi a terra, pieni di vergogna e timore, lei sull’uscio, circondata dai grappoli di contenitori di plastica, dalle stoviglie, dalle tazze, che quando li ha visti è rimasta immobile, ma le è cambiato lo sguardo. Era un nuovo inizio.

Gift ed Anthony, molti anni dopo, vivono ancora all’interno del progetto Cicetekelo; sono alti e sottili come la nonna nonostante mangino abbondanti porzioni di inshima; studiano, giocano a calcio e sanno che è stata loro data una seconda opportunità.

Agnes invece è ormai troppo stanca per coltivare la terra o piegare la schiena per accogliere recipienti da riciclare, ma è ancora il pilastro su cui si regge la famiglia. Non saprebbe dire quanti anni ha, ma misura la lunghezza della sua vita sul numero dei figli che ha cresciuto. I suoi naturali sono morti tutti, tranne uno; alcuni nipoti sono andati per la loro strada senza mai fare ritorno, mentre quelli che sono rimasti ancora adesso la chiamano ba-mami: la formula piena di rispetto con cui ci si rivolge alla mamma.

Questo sito utilizza i cookie. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Clicca qui per maggiori informazioni. OK

Loading…