Caròl

Brasile | La mia vita, senza me

La mia storia è uguale a quella di tante donne che per bassa autostima, sfiducia e sconforto, si lasciano portare via da un vizio mortale. Quando ho iniziato a fare uso di droga sono passata in un attimo da quelle più leggere a quelle dalle quali è difficile tornare indietro.
 

È come una fame impossibile da tenere a bada e da saziare.
 

In un momento di lucidità decisi di farmi aiutare entrando in un centro riabilitativo. Non sapevo che proprio lì avrei trovato un altro tipo di droga: l’amore “tossico”. Mi sono innamorata di un uomo che mi ha afferrata e trascinata di nuovo in quel mondo che stavo cercando di abbandonare con tutte le mie forze. Avevo fatto progressi, stavo imparando un mestiere, ma non è bastato. Ero debole e il mio passato, in quella relazione, bussava alla mia porta. La fame tornava.


 

Quanto mi pento di essermi annullata così tanto… ho lasciato da parte me stessa e il figlio che avevo avuto per dedicarmi solo a ciò che mi faceva male.
 

Credevo di amare quell’uomo e di poterlo salvare, ma non riuscivo neanche ad aiutare me stessa. Quando ci separarono forzatamente, dando quindi in affidamento nostro figlio, rimasi da sola e in preda al dolore. Raccogliendo le ultime briciole della mia forza di volontà decisi di bussare alla porta della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il giorno in cui sono entrata nella casa di accoglienza “Nossa senhora da alegria” ho iniziato, finalmente, un percorso di cambiamento profondo.

Nella vita ho sempre pensato ai miei sentimenti e ai miei problemi, senza accorgermi di quanta sofferenza ci fosse intorno a me. Le donne con cui condividevo la mia quotidianità avevano storie atroci… io avevo a quel tempo, e ho tutt’ora, una famiglia, avevo dato alla luce in quegli anni di amore “malato” un bellissimo e sano bambino che aveva bisogno soltanto delle mie attenzioni di mamma. Ma mi ero persa.


 

Quella fame che pensavo di saziare con la droga era in realtà fame di relazioni vere, di un’esistenza piena. Fame di amore.
 

Le persone che mi hanno accolta mi hanno mostrato un mondo dove si predicano l’amore e l’altruismo, dove grazie alla perseveranza e alla fede è possibile rinascere nell’anima. Oggi ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di riappropriarmi della mia vita: ho potuto finalmente prendere mio figlio per mano nella consapevolezza che sarei stata per lui una guida e un sostegno per il futuro.

 

Sono tante le donne che, come Caròl prima che la sua vita cambiasse, vivono intrappolate in zone oscure della loro mente e della loro anima.
Aiutaci a non farle sentire sole, a farle sentire amate, a restituire loro un luogo dove vivere e il senso della propria esistenza.

 


PS: Ti raccontiamo le storie vere delle persone che vivono con noi.
Per tutelarle, le foto non rappresentano necessariamente le persone descritte e i nomi sono di fantasia.
 


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