Javier

A me piace fare le empanadas. Mi piace impastare, mentre lo faccio guardo le mie mani piene di cicatrici che affondano nella farina. Ho le cicatrici perché quando bevevo spaccavo le bottiglie vuote con una mano sola, ero famoso per questo giochetto. Poi mi piace tagliare la sfoglia in forme tonde della stessa misura e richiuderla attorno al ripieno, lavorando i bordi. Sono veloce, ne faccio tante e intanto penso, sono pensieri buoni, perché il lavoro ripetitivo mi dà serenità. Mi hanno detto che va bene per me.

Qui a Santa Aquilina siamo una ventina, tutti uomini. Prima di venire qui siamo passati da San Vincente, la Comunità Terapeutica dove si sta per un periodo breve, che è il più difficile perché devi smettere di bere tutto d’un colpo.

Noi l’alcool ce l’abbiamo avuto dentro, come il sangue. Tutta la Bolivia ce l’ha dentro. Qui si impara dai genitori e dai fratelli, e se la tua famiglia per miracolo è pulita allora impari dagli amici. Si inizia da ragazzini, a volte da bambini. Per comprare da bere si ruba, sui minibus o al mercato, che è sempre pieno di gente. A volte si ruba a quelli che rubano.

Lo facevo anche io, di rubare, all’inizio solo per potermi comprare delle cose che volevo, o anche da mangiare. Poi però quando arrivavo a casa mia madre e il mio patrigno, che erano sempre ubriachi, prendevano i soldi per comprare da bere. Allora me ne sono andato. A 15 anni vivevo già per strada e lì ho cominciato con l’alcool. Sono andato avanti così per 10 anni. Poi ho deciso che mi dovevo recuperare.

Qui a Sant’Aquilina si può scegliere tra tante cose da fare. Si coltivano le verdure in un piccolo campo. Alcuni fanno giardinaggio, in certi momenti dell’anno ci sono dei fiori bellissimi. Altri si occupano dei cavalli, puliscono le stalle e aiutano i bambini del carcere che vengono ogni settimana a cavalcare o anche solo a strigliarli. È bello quando ci sono anche loro, ridono forte, corrono dappertutto, noi diciamo sempre che fanno troppo rumore ma per finta. Quando ci sono anche loro ci sentiamo meno soli.

Quello che a me piace è stare in cucina, dove si preparano i pasti per tutti e se è festa si fa un menù particolare. Ma più di tutto il resto mi piace lavorare in panetteria, dove prepariamo il pane che mettiamo in tavola a pranzo e a cena e le empanadas, che sono buonissime, sia quelle con la carne che quelle con le verdure. Soprattutto mi piacciono i pensieri buoni che mi vengono mentre impasto. Penso a tante cose che posso fare con le mie mani. Prima di venire a Santa Aquilina erano mani che tenevano una bottiglia e basta, ma adesso so che sono capaci di impastare, di coltivare, di badare ai cavalli, anche di sollevare un bambino e metterlo in sella, e poi tenere le briglie mentre andiamo in giro insieme.



Questo sito utilizza i cookie. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Clicca qui per maggiori informazioni. OK

Loading…