Marja

Albania | Il mio libro preferito

Mi chiamo Marja, ho 8 anni e la mia maestra dice che non c’è nessuno in classe che abbia imparato a leggere bene come me. Mi piace molto leggere, ma mi piace ancora di più quando papà legge per me a voce alta.
Quando torno da scuola insieme a mio fratello Jozef e lo vediamo seduto fuori da casa siamo contenti, perché sappiamo che sarà tutto per noi. Ci sono giorni invece in cui trova lavoro e arriva a casa la sera, allora stiamo con la mamma, anche se lei è quasi sempre malata e non vuole prendere le medicine.

Il mio papà è diverso dagli altri papà. Ci aiuta a fare i compiti, ci sveglia la mattina e controlla se siamo puliti e in ordine per la scuola. È bravissimo a cucinare, soprattutto il riso pilau e la verza con il maiale. La zuppa di fagioli invece non mi piace, ma non perché non sia buona: perché la mangiamo sempre!

Quando andiamo a fare la spesa alla bottega io spero sempre che si dimentichi il sacco dei fagioli e che compri qualcosa d’altro… lui però mi ha spiegato che fanno bene e che per questo sono nella lista. La lista è un elenco di alimenti che possiamo prendere ogni mese: non li paghiamo, li paga Samuel*, e anche la scuola per me e Jozef, e ogni tanto guida il pulmino che ci viene a prendere tutti i giorni a Bardhaj, dove viviamo.
 

Il momento più bello della giornata è quando papà fa il caffè, si siede fuori e mi dice di prendere un libro. Io scelgo sempre il mio preferito, “Pinocchio”.
 

Il libro racconta di un burattino di legno che poi diventa un bambino, forse lo conoscete anche voi. La so quasi a memoria ma non mi stanco mai di ascoltare questa storia.
Il momento più bello dell’anno invece è quando viene pronta l’uva del cortile. Le viti si arrampicano dappertutto, sulla recinzione, sui muri e perfino sul tetto! Tocca a noi bambini raccoglierla, vengono anche i nostri cugini e i vicini di casa. Poi si mettono due bidoni in cortile, uno il fuoco sotto, l’altro con l’acqua fredda, e ci si siede tutti intorno ad aspettare che, goccia dopo goccia, l’uva si trasformi in raki. Il primo ad assaggiarlo è papà, poi tutti gli altri, e alla fine noi bambini abbiamo il permesso di intingere un biscotto nel bicchierino.

Credo di aver capito due cose: che siamo poveri e che siamo fortunati. Siamo poveri perché viviamo a Bardhaj, che è una striscia di terra stretta tra le montagne e il fiume pieno di spazzatura, dove non si può assolutamente fare il bagno.

E siamo fortunati perché anche se siamo poveri possiamo andare a scuola e la sera dormiamo con la pancia piena.
 

Ah, ho capito anche un'altra cosa: visto che mi piace molto leggere, da grande potrei fare l’insegnante e leggere “Pinocchio” ai miei studenti.

 

Marja, a soli 8 anni, sa di essere povera. Marja è fortunata, ma ci sono bambini che non impareranno mai a leggere, papà che non hanno un lavoro e non riusciranno mai a mantenere la propria famiglia.
Per tutti loro il tuo sostegno è vitale. La donazione che ci affidi diventa il pasto di ogni giorno, il banco dietro il quale sedersi, i libri su cui studiare. Diventa l’opportunità concreta di costruire il futuro.

 


*Samuel è uno dei missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII, che è presente in Albania dal 1999.
Marja si riferisce al fatto che ogni giorno, da anni, siamo vicini alle famiglie più povere di Bardhaj, uno dei villaggi della periferia di Scutari. Queste famiglie sanno che ogni mese possono ritirare nelle botteghe alimentari il necessario per portare in tavola un pasto quotidiano, grazie ad un accordo che prevede il saldo del “conto aperto” da parte della Comunità. Oltre a ciò, i loro figli hanno la possibilità di frequentare la scuola e di usufruire del servizio di trasporto di uno scuolabus dedicato. A tutti viene garantito l’accesso ai servizi sanitari, ai servizi sociali e, quando possibile, al mondo del lavoro.
 


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