Masautso

Mary Christine /Zambia

Oggi ho pedalato velocissimo lungo Minsundu Road, fino a dove finisce l’asfalto e inizia lo sterrato, oltre il cartello nuovo “MARY CHRISTINE FARM – DIFFERENTLY ABLED PROJECT – NDOLA, ZAMBIA”, oltre il cancello dipinto di fresco; ho buttato la bicicletta contro il muro e mi sono precipitato nella sala adibita a mensa per controllare che ci fosse davvero: Masautso. E c’era: accanto al fratello Dabuisso, la carrozzella piazzata a capotavola, perché le panche sono un tutt’uno con i tavoli ma anche perché lui se lo merita, il posto d’onore. E si merita anche il bicchiere di tè troppo zuccherato, la focaccina che stringe tra le mani e le patate dolci appena raccolte nell’orto, perché chissà quando ha fatto una colazione così nella sua vita.

Oggi è per lui il primo giorno a Mary Christine Farm. Fino a ieri Masautso passava le sue giornate nel cortile di terra battuta dell’abitazione che divide con i fratelli, occupando il tempo con piccoli lavori: sgusciare le arachidi e i fagioli, fabbricare zerbini con ritagli di stoffa. Poi a sera rientrava in casa per coricarsi su un pagliericcio, rivolgendo una preghiera di ringraziamento a Dio. Non poteva fare nulla di più né andare da nessuna parte, perché Masauso è nato con una malformazione alle gambe e si sposta camminando sulle ginocchia e sulle mani infilate in un paio di ciabatte di plastica. Da bambino aveva una carrozzella donatagli dalla parrocchia, con quella andava anche a scuola, ma poi è cresciuto, è diventato pesante, le ruote si sono bucate, la struttura ha ceduto e lui è stato condannato alla quasi immobilità.

La vita nel compound è già di per sé dura, ruvida e scomoda, figurarsi a camminar sulle ginocchia… E figurarsi a far parte di una famiglia come la sua: erano dieci fratelli e quando sono rimasti orfani di madre il padre li ha abbandonati per rifarsi una vita altrove. Tutti, anche il più piccolo, che poi è morto, anche Masautso con quelle gambe, anche Dabuisso, con un ritardo mentale. Poi se ne sono andati pure gli altri e a condividere la miseria quotidiana con loro sono rimasti solo due fratelli, che non lavorano. Le risorse economiche sono quasi inesistenti, accendono il braciere una volta al giorno e spesso cucinano solo inshima, la polenta bianca di farina di mais, senza niente altro.

Abbiamo conosciuto Masautso durante le visite a domicilio agli utenti di Mary Christine: Dabuisso fa parte del progetto da molti anni, poiché la sua condizione gli ha permesso di frequentare una Scuola Speciale, quindi il Centro di Formazione, e poi di lavorare all’azienda agricola dedicata ai diversamente abili. Ma perché Masautso no?
Ci siamo mossi per fargli avere una carrozzella nuova, poi gli abbiamo proposto di iniziare a frequentare Mary Christine Farm.
Oggi è stato il suo primo giorno e io credo di averlo guardato con un misto di tenerezza, ammirazione e orgoglio, perché ho avuto la sensazione, da volontario, di avere contribuito a qualcosa di straordinario. Oggi è stato il suo primo giorno ed è trascorso in quel modo semplice tipico delle cose buone e giuste. Masautso ha fatto colazione insieme agli altri, poi gli è stato assegnato il compito di strappare le erbacce dall’orto – io volevo protestare, ma quando l’ho visto scendere dalla carrozzella, sistemarsi nella terra rossa e lavorare con precisione e pazienza, ho capito che attraverso quel lavoro lui stava riacquistando la dignità perduta. Masautso ha aiutato il cuoco ha preparare l’ifisashi, la pietanza a base di arachidi e verdure che il lunedì accompagna l’inshima, e poi a lavare i piatti grandi come vassoi, gli unici in grado di soddisfare la fame dei nostri agricoltori. Masautso, come gli altri utenti del progetto, riceverà alla fine del mese un contributo economico e dei beni di prima necessità – sapone, spazzolino e dentifricio, ma soprattutto cibo: zucchero, sale, olio da cucina e mealie meal, la farina di mais con cui si prepara l’inshima. Così diventa non solo attivo e produttivo, ma anche quello che manda avanti la famiglia, insieme a Dabuisso. Loro, che sono diversamente abili.

Masautso, oggi, ha voluto fare il giro di Mary Christine senza che nessuno lo spingesse, per misurare i confini del suo nuovo orizzonte, prima di andarsene ha mormorato: Lesa twatotela, grazie Signore.

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