MOSES E BUPE

Zambia | Prendersi cura delle pietre

L’ombra dell’insaka, la struttura con il tetto di paglia sotto cui Moses sta lavorando, è quasi inesistente – ciò significa che il sole è perpendicolare e tra poco suonerà la campana che richiama i lavoratori di Cicetekelo per il pranzo. Ha giusto il tempo di levigare la scultura di pietra saponaria che ha tra le mani e scrollarsi la polvere bianca dalla tuta, prima di godere del sostanzioso pasto preparato dalle cuoche del progetto.
Accanto a lui c’è Bupe, seduto su una poltrona di plastica zoppa posata sulle gambe di uno sgabello, perché era davvero troppo comoda per essere buttata via. Lavora in silenzio, le grandi mani che si muovono leggere e precise.
Moses e Bupe sono nati nella periferia più povera di Ndola; sono stati prima compagni di giochi e poi di strada: troppo poveri per potersi permettere di pagare le tasse scolastiche, hanno imparato presto a guadagnarsi il pane facendo lavori di fatica al mercato o per i negozi del centro.

Le loro mani di bambini si sono fatte dure e ruvide, tanto stanche che non riuscivano più nemmeno a piegare i fili di ferro arrugginiti per costruire le macchinine e i camioncini con cui giocare nel cortile di casa

 


Erano ormai ragazzi robusti quando hanno incontrato il progetto Cicetekelo, che li ha accolti insieme a molti altri come loro, altrimenti destinati ad un’esistenza misera. Moses e Bupe hanno trovato tutto ciò che fino a quel momento era loro mancato: la sicurezza di mangiare ogni giorno, la possibilità di ricevere un’educazione, l’attenzione di persone che se li prendessero a cuore e la fiducia in un futuro migliore. Certo, in qualche modo erano riusciti a diventare grandi, ma senza questi tasselli e privi di una guida salda non avrebbero mai potuto chiamarsi adulti.
 

Dopo averli accolti, sfamati ed educati, Cicetekelo ha insegnato loro l’arte di scolpire la pietra saponaria e di intagliare il legno. Moses e Bupe hanno ricevuto il dono più grande, che nessuno potrà mai togliere loro: il saper fare.

 

  
A distanza di tanti anni, il progetto è ancora il luogo che li accoglie ogni giorno, ma come lavoratori, come mariti e padri responsabili per la propria famiglia.
Una pietra dopo l’altra, mentre le mani scure di Bupe e Moses si ricoprono di polvere bianca, prendono vita forme meravigliose: gli animali della terra africana, le donne con i bambini legati sulle spalle, le scatole, i presepi – quando una pietra si rompe durante la lavorazione, ne fanno un ciondolo a forma di croce.
Durante la pausa pranzo, invece, trovano il tempo di costruire per i bambini del progetto Cicetekelo, arrivati dalla strada come loro un tempo, le macchinine e i camioncini fatti di filo di ferro.
 

Nulla viene scartato in questa parte di mondo: le sedie rotte, il ferro vecchio, le pietre scheggiate possono avere una nuova vita, se solo qualcuno se ne prende cura. Proprio come le persone.

 

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