Patricia

Così la mia vita è cambiata per sempre

Mi chiamo Patricia Antil, ho 45 anni e sei figli, ma non ho un marito. Viviamo a Peñalolen, nella periferia di Santiago del Cile, in una casa come tutte quelle che ci sono intorno, con le pareti di legno e il tetto di lamiera. Forse non si può chiamare casa, forse è una baracca, ma è dove io ho partorito e loro hanno imparato a camminare, è dove possiamo essere una famiglia.

Dodici anni fa, era fine giugno, stavo spingendo la carrozzina di Isaac su una strada in salita e facevo una gran fatica, perché ero incinta al settimo mese. Un uomo straniero, italiano, fermò il furgone e mi chiese se avevo bisogno di aiuto. Io come facevo a fidarmi? Non andai con lui, ma gli spiegai dove abitavamo. Poi avrei saputo che lui era tio Filippo.

Il giorno dopo si presentò alla nostra porta con una tia cilena, Carolina. Mi dissero che potevano badare ai miei figli tutti i giorni, mentre io andavo al lavoro. Io avevo paura a crederci.

Nicolas aveva 8 anni, Cristian 5, Lorena 4, Isaac 3, quando iniziarono a frequentare l’Escuelita, e dopo di loro ci sono andati anche gli ultimi due. Non è vicina a casa, quindi li venivano a prendere e me li riportavano con il pulmino, estate o inverno, tutti i giorni dell’anno, perché la scuola non chiude mai. I miei figli dormirebbero lì, se potessero.

All’Escuelita si studia, e poi si gioca, si fa sport, si impara a disegnare, a costruire, a cucinare, perfino a coltivare. Si organizzano feste di compleanno, si va in gita d’istruzione e al mare. E poi si mangia. La colazione e il pranzo, a merenda la frutta, i biscotti o lo yogurt e prima di andare a casa la once, una tazza di latte e cioccolato con un panino, per molti l’ultimo pasto della giornata, perché a casa non troveranno nulla.

I miei figli, prima di andare all’Escuelita, non avevano mai visto il mare, non sapevano che sapore avesse il cioccolato, ma anche la pasta, la frittata, e poi il ragù! A casa io cucino quello che cucinano i poveri di Santiago, la cazuela, fatta con quel che si trova al mercato e costa meno: patate, carote, zucca gialla, a volte zampe di pollo o di manzo, solo per dare un po' di sapore, tutto a bollire in una pentola… è una grazia di Dio, ma ha sempre lo stesso sapore, tutta la vita. Io non ho mai nemmeno preparato un dolce per il loro compleanno. Mi vergogno a dirlo, ma sono grata che qualcuno l’abbia fatto al posto mio.

Quel giorno di fine giugno la mia vita è cambiata per sempre. L’Escuelita è per noi come una seconda casa, le insegnanti e i volontari come una vera famiglia. Loro mi hanno permesso di andare a lavorare e di guadagnare quei pochi pesos per comprare almeno il necessario, e mi hanno tolto un gran peso dal cuore, perché i miei figli sono stati accuditi, educati, sfamati, protetti come io non avrei potuto fare. Che madre sarei potuta essere, io da sola, senza di loro?

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