Cile

Sono nata a Lanco, nella Regione de Los Rios. Allora era solo una striscia di campagna tra le montagne, ora mi dicono sia diventata una cittadina, ma non ci vado da moltissimi anni.

Me ne sono andata che ero giovane, seguendo l’esempio di molti altri che scendevano lungo il fiume fino a Valdivia in cerca di qualcosa di meglio. In pochi l’hanno trovato: io sono nata contadina e rimango contadina. I miei figli sono grandi, non lavorano la terra ma fanno fatica tutti i giorni… i miei nipoti, chissà, forse avranno una vita diversa.

I primi tempi in città sono stati difficili, soprattutto quando i figli erano piccoli e mio marito non trovava un impiego… c’erano giorni in cui non mangiavamo niente, ma niente davvero.

Se non fosse stato per il buon cuore dei vicini di casa, che la sera ci portavano una scodella di zuppa, non so come avremmo fatto.
È stata proprio la vicina che mi ha detto: Oberlinda, c’è un posto in cui potrebbero darti un pezzo di terra da coltivare e le sementi e il concime per la prima stagione.
Così è stato.

Lavorare la terra è l’unica cosa che so fare. Mentirei se dicessi che non mi piace: la zappa è la mia penna, il campo il foglio.

I semi che germogliano e danno i frutti sono una gioia per gli occhi e sono quello che nos ayuda a parar la olla, ci permette di mettere qualcosa in pentola. Per me e mio marito, che ha un male brutto e ormai si alza dal letto solo per andare all’ospedale a fare le cure, è abbastanza.

Oggi, dopo quasi 30 anni, questo posto – il progetto agricolo della Comunità Papa Giovanni XXIII – è la mia seconda casa, le persone che vivono e lavorano qui la mia seconda famiglia.
Io arrivo con la bicicletta, la mattina presto perché così mi rimane il tempo, quando ho finito nel mio campo, di prendermi cura anche di quello degli altri – chi è più vecchio e malandato di me riesce a venire solo un paio di volte la settimana.

Quando è tempo di raccogliere poi chi ha coltivato patate ne scambia un po’ con le cipolle e così via. In questo modo ciascuno ha una scorta che durerà fino alla prossima stagione.

Io sono grata di tutto questo. Di poter usare un pezzo di terra, di poter mangiare grazie al lavoro delle mie mani. Di avere intorno persone su cui posso contare e di poter io stessa essere d’aiuto per altri.

In questo modo ogni giorno è un dono, pur con tutta la fatica che porta con sé.

A Oberlinda abbiamo donato qualcosa di grande: un pezzo di terra che le permettesse di mangiare e prendersi cura della sua famiglia. Aiutaci a costruire insieme alle persone che incontriamo una strada verso un futuro sereno.

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