Brasile

Chissà che cosa ricorda, Valdirene, della sua vita di prima. Di quella baracca in fondo al cortile dove è stata rinchiusa per così tanto tempo. Della cassa di legno che le faceva da letto, da tavolo, da gabinetto. Della sua mamma morta troppo presto, di suo padre che non si è mai occupato di lei e la teneva in vita solo per avere accesso alla pensione di invalidità.

Non sarebbe sopravvissuta ancora a lungo, Valdirene, se una donna che quell’anno si candidava alle elezioni comunali di Medina, facendo propaganda di casa in casa, non avesse sentito i suoi lamenti. Nessuno veniva mai ad aprire alla porta di quella casa, così decise di fare rapporto ai servizi sociali.

Le informazioni sulla famiglia erano vaghe: la madre era morta, i figli maschi erano in orfanotrofio, le figlie più grandi si prostituivano. La minore, disabile, pare vivesse ancora con il padre.

La polizia sfondò la porta: Valdirene era accovacciata nella sua cassa di legno, piccola piccola nonostante avesse più di dieci anni. Non parlava, era senza capelli, semiparalizzata. Sporca e circondata dalla sporcizia. Il Pubblico Ministero fece richiesta di accoglienza alla Comunità Papa Giovanni XXIII, che collaborava già da anni con le istituzioni brasiliane. Io e Reno ci eravamo ormai stabiliti in Brasile, facevamo da mamma e da papà a tanti. Questa volta però io  non me la sentivo.

Don Oreste allora mi disse: “Anna, devi solo imboccarla, perché non è capace di mangiare, in tutti questi anni le hanno buttato degli avanzi nella cassa dove era rinchiusa. Puoi farlo questo?”. Potevo certo. E poi ancora: “Devi solo farla dormire, finalmente, in un letto, e tenerla pulita, puoi farlo questo? Allora inizia da qui”. Mi convinse.

Ce l’avevano presentata come un caso disperato: autistica, schizofrenica, sorda e cieca, ma non era niente di tutto questo. Valdirene stava solo morendo per mancanza di amore, di qualcuno che si prendesse cura di lei, prima ancora che di fame e di stenti.

Ci è voluto tanto tempo per insegnarle a mangiare, a stare dritta, a parlare, a fidarsi, per insegnarle a vivere. Don Oreste, ogni volta che visitava la missione in Brasile, non mancava mai di farle un saluto speciale, e quante volte l’ha imboccata, anche lui!

Oggi Valdirene compie 30 anni e la nostra famiglia non sarebbe la stessa senza di lei, che dalla sua sedia a rotelle osserva tutto, percepisce l’umore di tutti e sa dire a ciascuno la parola giusta.

Qualsiasi cosa ricordi della sua vita di prima, questa ora è la sua vita e noi siamo la sua famiglia, per sempre.

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